Molti dei prodotti che utilizziamo quotidianamente hanno un costo più alto di quanto effettivamente costi produrli e distribuirli. Spesso la ragione di questa differenza sono alcune tasse e imposte specifiche: l’accisa è tra le più comuni, anche se non tutti hanno ben chiaro di cosa si tratti. Questa imposta si applica a beni di largo consumo come carburanti, bevande alcoliche e tabacchi, e per questo ha un ruolo notevole nella vita quotidiana di milioni di consumatori italiani. Conoscere il significato dell’accisa vuol dire capire meglio perché alcuni prodotti hanno un determinato prezzo, ma permette anche di comprendere l’effetto che le imposte possono avere sulle nostre scelte di consumo. In questo articolo definiremo il concetto di accisa, vedremo come funziona e a cosa serve, fornendo esempi concreti per renderlo il più chiaro possibile.
Cos’è l’accisa?
L’accisa è un’imposta indiretta che viene applicata a determinati prodotti, influenzando il prezzo finale benché il suo impatto non sia sempre evidente al consumatore. A differenza di altre imposte generali come l’IVA (Imposta sul Valore Aggiunto), che riguarda quasi tutti i prodotti in vendita, l’accisa si applica soltanto a categorie specifiche, ad esempio carburanti, alcolici e tabacchi, e in certi casi anche ai prodotti energetici.
Lo scopo principale dell’accisa è quello di produrre entrate fiscali per lo Stato, ma talvolta viene utilizzata anche come strumento per incentivare comportamenti socialmente responsabili oppure ridurre consumi considerati dannosi per la salute o per l’ambiente (ad es., il fumo e il consumo di alcol).
Per comprendere il significato dell’accisa è utile tenere in considerazione le seguenti caratteristiche:
- Selettività: viene applicata solo a un certo tipo di beni, spesso considerati nocivi per la salute o l’ambiente.
- Indiretta: il consumatore finale paga l’imposta senza che sia messa in evidenza nello scontrino fiscale.
- Calcolo variabile: l’accisa può essere fissa o proporzionale, a seconda della tipologia di prodotto e della normativa vigente.
In breve, l’accisa è un’imposta mirata, flessibile e strategica, introdotta solo per alcuni beni e capace di influenzare tanto le entrate fiscali dello Stato quanto le abitudini dei consumatori.
Come funziona l’accisa?
L’accisa interviene nei diversi passaggi della filiera dei beni soggetti, e in particolare durante le fasi di produzione, importazione e la distribuzione. Nella maggior parte dei casi, è il produttore o il distributore del prodotto a versarla allo Stato, e questo incide sul prezzo finale pagato dal consumatore.
Il calcolo dell’accisa può avvenire in due modi diversi:
- Accisa fissa: si tratta di un importo prestabilito per ogni unità di prodotto, ad esempio per un litro di carburante o per un pacchetto di sigarette.
- Accisa proporzionale: è una percentuale calcolata sul prezzo totale di vendita del bene.
Dal punto di vista del consumatore, l’accisa è quindi un’imposta indiretta che viene inclusa nel prezzo del prodotto. Ad esempio, nel caso del carburante, una parte significativa del costo per ogni litro è relativa proprio all’accisa.
Riscuotere le accise è molto importante per le finanze dello Stato. In Italia, costituiscono infatti una fonte considerevole di entrate fiscali, tanto che sono previsti controlli doganali e fiscali per prevenire l’evasione.
Eppure, oltre all’aspetto fiscale l’accisa ha un impatto sul comportamento dei consumatori: se il prezzo dei beni tassati aumenta, è possibile che gli acquirenti facciano scelte più sostenibili per l’ambiente, oppure riducano il consumo di prodotti ritenuti dannosi come alcol e tabacchi. In questo senso, come abbiamo visto, l’accisa non è soltanto uno strumento per ottenere entrate fiscali, ma anche un modo per integrare e orientare politiche sociali e ambientali.
Quali sono le funzioni dell’accisa?
Come abbiamo visto, l’accisa svolge funzioni fiscali e sociali. Benché il suo fine principale sia quello di generare entrate per le casse dello Stato, si tratta di uno strumento ben più utile, che può fungere da supporto a determinate politiche pubbliche. Ecco le funzioni più importanti dell’accisa:
1. Fiscale
Il primo obiettivo delle accise è quello di garantire entrate continue allo Stato. Siccome vengono applicate a dei prodotti molto diffusi, il cui consumo tende a rimanere costante, il flusso che garantiscono è piuttosto prevedibile e consente di evitare, quando possibile, l’aumento delle imposte dirette sul reddito o il lavoro, ad esempio la tassazione sulle partite IVA.
2. Sanitaria
Le accise sono spesso uno strumento a supporto di politiche sociali e sanitarie. Il loro scopo primario è quello di disincentivare il consumo di prodotti dannosi per la salute come alcol e tabacco. Attraverso l’aumento del prezzo, si cerca quindi di ridurre le abitudini nocive, con un conseguente beneficio tanto per la salute pubblica quanto per i costi sanitari a carico dello Stato e delle regioni.
3. Ambientale
Negli ultimi anni le accise sui carburanti e i prodotti energetici hanno assunto un ruolo fondamentale nelle politiche ambientali a livello nazionale. Anche in questo caso, l’aumento del prezzo è pensato come una misura per scoraggiare l’uso di veicoli privati e incentivare una mobilità più sostenibile.
4. Controllo del mercato
Un’ulteriore funzione delle accise è quella di regolare la diffusione e la produzione di certi beni, evitando che ve ne sia una quantità eccessiva sul mercato, specialmente in settori particolarmente delicati (prodotti chimici, combustibili, alcolici), oppure che vengano venduti di contrabbando.
In linea generale, possiamo dire che grazie alle accise il governo ha la possibilità di regolare i prezzi di beni strategici, orientando la domanda di mercato e il comportamento dei consumatori. Non si tratta quindi soltanto di una semplice imposta, ma di un mezzo economico e sociale che riguarda diversi aspetti economici, sociali, sanitari e ambientali.
Esempi di beni per cui si paga l’accisa
Ecco alcuni esempi di prodotti per cui in Italia si applicano le accise:
1. Carburanti per autoveicoli
I prodotti soggetti ad accisa più noti sono senza dubbio la benzina verde e il gasolio. Il prezzo di ogni litro che un automobilista acquista è composto di una quota fissa di imposta, e quest’ultima può rappresentare una parte considerevole del costo finale.
Per quanto riguarda la benzina, nel 2025 l’accisa è di circa 0,71 euro al litro (ma è variabile nel tempo). Di conseguenza, se la tua utilitaria ha un serbatoio di 50 litri e fai il pieno, pagherai 35,67 euro di accisa. Per il gasolio l’imposta è invece di 0,63 euro al litro: riempiendo un serbatoio di 50 litri, dovrai pagare 31,62 euro in totale.
Anche il GPL per autoveicoli è soggetto a forme specifiche di accisa: attualmente si attesta sugli 0,18 euro al kg, quindi l’incidenza dell’imposta sul prezzo finale è di norma inferiore rispetto a benzina e gasolio, ma varia molto in base al prezzo di vendita.
2. Tabacchi lavorati
Altri prodotti su cui l’accisa ha un impatto notevole sono i tabacchi lavorati: sigarette, sigari e tabacco sfuso. I consumatori pagano infatti un prezzo totale maggiore rispetto per via delle imposte indirette, che spesso sono più alte di quelle applicate ad altri prodotti. La finalità principale delle accise sui tabacchi è sanitaria: se il costo del prodotto è più alto, in teoria meno consumatori lo acquisteranno, riducendo così i rischi per la salute pubblica. Allo stesso tempo, questo tipo di imposte permettono allo Stato di monitorare meglio il mercato, con l’intento di limitare la diffusione di prodotti illegali e dunque non rispettosi degli standard di sicurezza necessari per la produzione.
3. Bevande alcoliche
Birra, vino, liquori e superalcolici: tutte queste bevande sono soggette ad accise, che vengono calcolate in base alla tipologia di prodotto e livello alcolico. Come detto in precedenza, le imposte su questi beni svolgono una funzione tanto fiscale quanto sanitaria. L’idea è infatti quella di scoraggiare un consumo eccessivo tramite un prezzo più alto. Inoltre, grazie alla presenza di un’imposta, lo Stato ha la possibilità di controllare meglio i volumi di prodotti presenti sul mercato e valutare l’andamento del settore. Ciò può favorire l’impostazione di politiche pubbliche in fatto di salute e prevenzione dell’alcolismo.
4. Energia elettrica e gas naturale
In Italia, l’energia elettrica e il gas naturale sono soggetti ad accise. Gli importi variano in base all’uso (domestico o industriale) e alle quantità consumate, ma in generale incidono in modo significativo sulle bollette dei consumatori. Si tratta di imposte che fanno parte delle strategie energetiche statali e servono a finanziare interventi nel settore dell’energia e dell’ambiente. Inoltre, le accise sono un modo per monitorare il consumo complessivo di energia elettrica e gas naturale.
Differenze tra tassa e accisa
Benché nel linguaggio comune i termini “tassa” e “accisa” siano spesso confusi, è bene tenere presente che si tratta di imposte molto diverse dal punto di vista della finalità e del modo in cui vengono applicate. Una tassa è una tipologia di tributo che il cittadino paga allo Stato o un ente pubblico in cambio di un servizio specifico. Alcuni esempi comuni di tasse sono quella sui rifiuti, quella d’iscrizione a un concorso pubblico o quella di soggiorno che pagano i turisti quando vogliono pernottare in una città. In sostanza, la tassa è legata a una specifica prestazione: il contribuente la paga perché usufruisce di un servizio in modo diretto.
Il significato dell’accisa, invece, è diverso: si tratta di un’imposta indiretta che viene applicata a determinati prodotti considerati sensibili o strategici. Non è perciò legata a nessun servizio specifico fornito ai cittadini, bensì viene applicata e pagata indirettamente dal consumatore in quanto è inclusa nel prezzo finale.
Ecco le principali differenze tra tassa e accisa:
- Relazione con un servizio specifico: la tassa è collegata a un servizio ricevuto, mentre l’accisa no.
- Modalità di pagamento: la tassa è pagata direttamente dai cittadini, l’accisa è inclusa nel prezzo del bene acquistato.
- Obiettivo: la tassa serve a finanziare un servizio erogato dallo Stato o da un altro ente pubblico, l’accisa può avere finalità fiscali, ambientali o sanitarie.
- Calcolo: l’importo della tassa dipende dalla tipologia del servizio erogato, l’accisa può essere sia fissa sia proporzionale.
- Trasparenza: la tassa è definita in modo esplicito, l’accisa spesso è “nascosta” nel prezzo.
È importante comprendere queste differenze per capire meglio il funzionamento del sistema fiscale italiano e valutare l’impatto delle diverse tipologie di imposte sulla vita quotidiana.
Differenze tra accisa e IVA
Sia l’accisa che l’IVA sono imposte indirette, tuttavia funzionano in modo molto diverso e hanno finalità differenti. L’IVA, ovvero l’Imposta sul Valore Aggiunto, è un tributo che si applica quasi a tutti i prodotti e servizi venduti in Italia (tranne alcune eccezioni) ed è calcolata come percentuale del prezzo di vendita. Come detto in precedenza, il significato dell’accisa è differente: si tratta di un’imposta indiretta “selettiva”, cioè riguarda soltanto alcune categorie di prodotti che vengono considerati strategici, sensibili o potenzialmente dannosi per la salute e l’ambiente. Ecco i principali aspetti in cui accisa e IVA differiscono:
- Calcolo delle imposte: l’IVA si applica in percentuale sul valore del bene venduto e varia in base all’aliquota prevista in Italia per certe categorie di prodotti (4%, 5%, 10% o 22%), mentre l’accisa può essere fissa oppure proporzionale, a seconda del prodotto e della normativa vigente.
- Meccanismo di applicazione: l’IVA viene addebitata al consumatore al momento dell’acquisto ma è indicata chiaramente sullo scontrino o la fattura (dunque è possibile conoscere in modo chiaro il suo importo), mentre l’accisa è pagata dal produttore o dal venditore e perciò non risulta visibile al cliente perché già inclusa nel prezzo finale.
- Finalità: l’IVA ha come obiettivo quello di distribuire in modo uniforme l'onere fiscale. L’accisa, oltre a fornire entrate allo Stato, può essere utilizzata per orientare comportamenti dei consumatori e politiche sociali, sanitarie e ambientali.
Ecommerce e accise
Negli ultimi anni, con la diffusione degli acquisti online e la crescita del commercio globale, anche le accise hanno dovuto adattarsi a nuove modalità di vendita e circolazione dei prodotti. L’ecommerce permette infatti ai consumatori di comprare beni soggetti ad accisa, ad esempio bevande alcoliche o alcuni prodotti energetici, anche da venditori all’estero. È però importante ricordare che la vendita online dei tabacchi è vietata e che i carburanti, altro bene soggetto ad accisa, non rientrano nel normale ecommerce.
Se da un lato è necessario garantire che le imposte vengano pagate in modo corretto, dall’altro occorre assicurare controlli sulla qualità e la quantità dei prodotti spediti, soprattutto quando si tratta di un certo tipo di beni. Per quanto riguarda gli acquisti internazionali, le accise devono essere applicate nel Paese in cui i prodotti vengono messi in commercio e, per questo motivo, i movimenti di beni in sospensione d’accisa devono essere registrati e controllati tramite EMCS, il sistema elettronico europeo di tracciamento.
Allo stesso tempo, per evitare fenomeni di evasione fiscale, la normativa europea obbliga i venditori online che vendono determinati prodotti soggetti ad accisa a seguire delle procedure specifiche e a ottenere autorizzazioni particolari. In ogni caso, l’ecommerce consente di tenere traccia più facilmente della logistica, offrendo maggiore sicurezza e trasparenza del commercio.
Accisa significato: domande frequenti
Cos’è l’accisa e a cosa serve?
L’accisa è un’imposta indiretta applicata su specifici prodotti quali carburanti, alcolici e tabacchi, nonché sull’energia elettrica e il gas naturale. Viene applicata durante la produzione, l’importazione o la vendita del prodotto e si riflette sul prezzo finale pagato dal consumatore. Il suo scopo principale è quello di garantire entrate fiscali costanti allo Stato, allo stesso tempo orientando i comportamenti dei cittadini. Le accise possono infatti scoraggiare il consumo di beni dannosi per la salute e l’ambiente, oppure favorire la regolazione di determinati settori.
Come viene calcolata l’accisa su un prodotto?
L’importo dell’accisa viene stabilito in base alla tipologia di prodotti e alle normative vigenti. Può trattarsi di un importo fisso, cioè una somma precisa per ogni unità di prodotto (ad esempio, un litro di carburante o un pacchetto di sigarette), oppure proporzionale, calcolata come percentuale del prezzo finale.
Quali sono i beni per cui si paga l’accisa?
L’accisa riguarda soprattutto i beni ritenuti sensibili o potenzialmente nocivi (carburanti, tabacchi e bevande alcoliche). Tuttavia, in Italia sono soggetti ad accisa anche l’energia elettrica e il gas naturale. Si tratta di beni che hanno un impatto sulla salute, sull’ambiente o sulle finanze pubbliche. Alcune accise, tra cui quelle sui carburanti, costituiscono una porzione considerevole del prezzo finale pagato dal consumatore.
Qual è la differenza tra una tassa e un’accisa?
Se una tassa si paga in cambio di un servizio specifico fornito dallo Stato o da un ente pubblico (ad esempio, la tassa sui rifiuti o quella di soggiorno), l’accisa è invece un’imposta indiretta inclusa nel prezzo di determinati beni, senza che ci sia un servizio collegato. Le differenze tra le due si possono sintetizzare nei seguenti aspetti:
- Relazione con un servizio specifico
- Modalità di pagamento
- Obiettivo
- Calcolo
- Trasparenza





